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Il contratto derivato siglato per proteggersi dal rialzo dei tassi su un mutuo viene dichiarato nullo e la banca dovrà risarcire 56.000 euro ai suoi clienti.
È la decisione del Tribunale di Fermo a cui si sono rivolti due coniugi fermani che nel 2007 hanno sottoscritto, con l’allora Banca Popolare di Ancona, un contratto di mutuo ipotecario a tasso variabile della durata di 35 anni per l’acquisto della casa.
La crisi dello spread
Nel 2011, la crisi dello spread provocò un deciso rialzo dei tassi di interesse e le rate del mutuo divennero oggettivamente insostenibili per una famiglia del cosiddetto ceto medio.
Per contrastare lo scenario economico-finanziario, la stessa banca propose ai due coniugi un contratto per operazioni su prodotti derivati denominato Interest Rate Swap “plain vanilla”.
Un tipo di contratto proposto appunto come una sorta di paracadute in caso il tasso di interesse fosse cresciuto ancora.
Secondo l’istituto di credito, infatti, questo contratto non solo li avrebbe protetti nel caso il tasso di interesse fosse aumentato, tanto da oltrepassare una determinata soglia, ma li avrebbe fatti guadagnare se i tassi fossero scesi.
In realtà, però, quando i tassi si sono effettivamente ridotti, la rata del mutuo non si è abbassata come i due coniugi si aspettavano.
Così, nel luglio 2021, con il mutuo ancora in corso, hanno deciso di rivolgersi ad un legale (lo studio Demetrio Valentini di Fermo) per citare in giudizio l’istituto di credito, che nel frattempo si era trasformata in Bper Banca, chiedendo la nullità del contratto di derivati.
La banca si è difesa dichiarando la legittimità e la convenienza del contratto Interest Rate Swap “plain vanilla” che aveva consigliato ai propri clienti.
Il Tribunale di Fermo ha invece dichiarato la nullità di tale contratto, accogliendo la tesi del legale della coppia, secondo cui i due clienti non avevano le adeguate conoscenze finanziarie per poter comprendere e sottoscrivere un contratto complesso.
La sentenza
Inoltre i legali della famiglia fermana sono riusciti a dimostrare la scarsa esaustività del prospetto informativo legato al contratto e, ancora, che il contratto suggerito dalla banca, in realtà, non era quello ad hoc per proteggere i clienti dal rialzo del tasso di interesse.
Bper banca è stata condannata a risarcire i suoi clienti per oltre 56.000 euro, somma che è arrivata a 83.000 euro con l’aggiunta di spese legali, interessi ed altro.
Sintesi dell’articolo: Derivati finanziari plain vanilla


