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La cessione del quinto dello stipendio o della pensione va esclusa dall’applicazione della normativa europea sui contratti di credito al consumo.
Tradotto: chi estingue il prestito in anticipo si vedrà rimborsati solo i costi non ancora maturati e non tutti i costi come prevede la normativa europea.
Resteranno fuori, ad esempio, imposte di bollo, costi di istruttoria e assicurazione.
La novità, che porterebbe nelle casse dello Stato 1 miliardo di euro in due anni sotto forma di minori deduzioni, è prevista da un emendamento al dl fisco firmato dai leghisti Massimo Garavaglia e Claudio Borghi e riformulato.
Il titolo è “Interpretazione autentica delle disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180, in materia di finanziamento verso una quota dello stipendio, del salario o della pensione” e l’obiettivo della proposta è ridurre i numerosi contenziosi sul tema nati dopo la sentenza Lexitor della Corte di giustizia Ue del 2019 che ha riconosciuto la retrocessione dei cosiddetti costi “up front” – quelli riconducibili alle spese richieste per gli adempimenti preliminari alla concessione del finanziamento – in caso di estinzione anticipata.



