Tribunale di Monza – contratti bancari – Truffa diamanti – Banca condannata – diamanti – truffa – risarcimento del danno – banca condannata – perizia econometrica – perizia diamanti – analisi diamanti – perizia giurimetrica
Il Tribunale di Monza, con sentenza n. 2342 del 21 novembre 2022 ha condannato la banca al risarcimento per il danno dovuto all’acquisto dei diamanti da investimento.
“Il parametro di riferimento per chi opera nel campo dell’offerta dei servizi di investimento e degli strumenti finanziari al fine di valutare se i prodotti da raccomandare alla clientela siano adeguati è dato dalla chiara rappresentazione della reale misura della tolleranza del cliente al rischio e della sua capacità di sostenere eventuali perdite economiche.
Tale dovere, peraltro, opera non solo con riguardo alla fase iniziale del rapporto, ma presuppone che sia costantemente monitorato, nella fase esecutiva, dall’intermediario l’insieme delle informazioni relative alla persistenza dell’adeguatezza dell’operazione rispetto alle caratteristiche personali ed agli obiettivi del cliente, imponendogli di intervenire con opportuni correttivi, ove non già previsti in fase negoziale, al fine di assicurare effettiva protezione alla posizione del cliente nel caso in cui si possa determinare, anche a fronte di eventi anomali sopravvenuti o, comunque, non correttamente valutati o difficilmente valutabili all’origine, una condizione di squilibrio non preventivata.
Nella specie, l’acquisto dei diamanti quale prodotto da investimento non era adeguato già nel momento in cui era stato raccomandato od offerto proprio in quanto non rispondente al miglior interesse del cliente, perché il raggiungimento di quell’effetto positivo prospettato dall’operazione, che avrebbe potuto comprendere anche l’assunzione di un rischio di perdita ma non superiore a quello determinato dalla variabilità del mercato, non era veritiero, posto che tale fattore, per quanto prospettato, avrebbe dovuto essere sempre controllabile tramite quotazioni rese pubbliche, che tuttavia, in realtà, non erano rappresentative del reale valore di mercato delle pietre”.



